Ei fu. Veniva voglia di dire, davanti a quella bara di noce chiaro, cullata dal vento, ondeggiante sulle spalle dei necrofori, mentre i tanti amici, i tanti goliardi incrociati in una vita vissuta in larghezza (avrebbe detto De Crescenzo) liberavano nell’aria il loro “Cielito lindo“.
Fu. Certo. Ma è ancora. E di certo sarà, senza che si debba per forza pensare ad un gioco di parole consolatorio o ad una tomba vuota. Perché Carlin non dovrà spiegare a nessuno quanto sia inutile protestare contro Madre Natura che ha messo, a nostra insaputa, una scadenza come lo yogurth sulle nostre teste.
Pragmatico e militante, il figlio di un ferroviere e di una casalinga (per carità, forse l’unico tratto che ci accomunerà fino in fondo alla via) ha capovolto le leggi della rassegnazione contadina, che maledice “il tempo ed il governo“, inspirando donne e uomini con le unghie madide di terra a più alti pensieri, al diritto di essere i custodi del destino che accomuna tutto il genere umano in paranza.
Tante ne aveva inventate, pur di scuotere dal torpore delle fisiche sciatalgie da zappa l’uomo di fatica in rigurgito di pienezza di missione: mangiare è il primo atto agricolo. Come dire, la storia non esclude nessuno di noi dai suoi doveri, al punto tale da rovesciare le sorti di tutti e ciascuno, in modo tale che ogni zappatore, pescatore, vaccaro o pecoraio si accomodasse nel ruolo che aveva ricevuto dalle mani di Madre Terra all’alba della civilizzazione.
A chi non ne comprendesse la posizione, in argomenti come la spiritualità, appariva laico, certamente, ma per rispetto. Non ha avuto bisogno di profumarsi di incenso: mi ricordava tanto il papa venuto da Cracovia, divenendo, però, amico di quello “che i suoi fratelli erano andati a prendere dalla fine del mondo“.
Laudato sii, o mi Signore, per avercelo donato. E adesso tienilo un po’ con Te. Ti farà compagnia e Ti farà piacere osservarlo, per come è diventato luminoso. Per tutti quanti abbiano avuto la fortuna di conoscerlo. Per chi ha avuto il privilegio di essergli vicino nella gioia e nella sofferenza. Per i ragazzi di Pollenzo e di Nairobi, che sono orfani di un amico sincero e mentore prezioso.
E soprattutto per noi, la famiglia della Chiocciola, che vorremmo svegliarci domattina e credere nella sua ultima burla.
